Dott. Giuseppe Venezia

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“L’urlo” di Munch

Molto diverse sono le forme d’ansia (d’angoscia) che si delineano, intensissime e laceranti nell’arte di Edvard Munch.

Come egli stesso ha scritto, senza malattia e senza ansia l’uomo sarebbe stato come una barca senza timone; e l’ansia, in particolare, è stata da molteplici punti di vista il motivo tematico del suo discorso, l’asse portante, ad esempio, della celeberrima litografia che ha il titolo fatale: “L’urlo”.

In essa il grande maestro norvegese ha rappresentato una persona dilaniata dall’angoscia e dall’orrore, dalla solitudine e dalla disperazione. L’angoscia lancinante è attestata dalla connotazione grafica della figura umana: la bocca spalancata e dilaniata, gli occhi sprofondati nelle sue cavità, le mani portate alle orecchie per difendersi dai suoni terrificanti dell’universo. L’umore è quello di una fine del mondo imminente che è annunciata dalle linee tempestose del paesaggio e dalla presenza di due figure umane, sommerse dalla lontananza, che stanno nello sfondo del lavoro.

L’angoscia è senza limiti e senza nome: nell’essenzialità di un disegno spettrale e lacerante che sconvolge e travolge una realtà riconoscibile e ir-riconoscibile nelle sue linee e nei suoi significati. Gli arancioni del cielo e l’azzurro dei fiordi hanno un’immediatezza crudele ed enigmatica che sembrano simboleggiare l’impossibilità di vivere, di continuare a vivere, nella vicinanza di una morte ormai incombente.