Dott. Giuseppe Venezia

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Pittura e Psicoanalisi

Tra le diverse arti visive la pittura è quella che maggiormente ha interpretato e rappresentato la profondità dell’animo umano così come l’ha indagata e analizzata Sigmund Freud.

Le scoperte del padre della psicoanalisi, per alcuni pittori di fine Ottocento e dell’inizio del nuovo secolo, sono state il risultato di ispirazioni artistiche, ancor prima o contemporaneamente che fossero consacrate nella loro definizione scientifica. Di questo ne era consapevole lo stesso Freud che scrisse:

“Attingiamo alle stesse fonti, lavoriamo sopra lo stesso oggetto, ciascuno di noi con un metodo diverso; e la coincidenza dei risultati sembra costituire una garanzia che abbiamo entrambi lavorato in modo corretto”.

Per convincersene, del resto, basta guardare alcuni quadri di Vincent Willem Van Gogh (1853 – 1890), nei quali disagio psichico, malattia mentale e infinito talento artistico si esprimono in maniera eccezionale.

Oppure nelle opere delle isole dei mari del Sud di Paul Gauguin (1848 – 1903), a cui si riferiranno molti artisti qualche anno dopo

Bisognerà però attendere i pittori dell’art neauveau e in particolare dell’espressionismo, per un’ arte in cui la ricerca psicologica appare esplicita e dirompente come in: Oscar Kokoshka (1886-1980)

Egon Schiele (1890-1918)

per citare solo due “viennesi”, che hanno saputo cogliere attraverso il loro genio artistico i fermenti, i cambiamenti e le inquietudini che in quegli anni stavano cambiando il mondo, e rappresentarli nei volti delle persone che ritraevano o negli autoritratti. A questo scopo essi utilizzarono in modo rivoluzionario forme e colori. Da quelle figure contorte emergono: le paure, le angosce, i sogni, la sessualità, le nevrosi. Con una frase un po’ retorica si potrebbe dire che questi pittori intingevano i loro pennelli direttamente nella psiche umana.

Ma il fenomeno non si limitava solo alla Grande Vienna dove la rivoluzione delle idee, delle arti raggiunse il suo massimo livello, altrimenti non si spiegherebbe l’opera del belga Ensor (1860 – 1849) o del norvegese Munch (1863 -1944)

e di tanti altri che li avevano preceduti o che li avrebbero seguiti dando vita a quella corrente che prese il nome di espressionismo e che si opponeva vigorosamente all’impressionismo naturalistico a cui contestava la passività dell’artista che si riduceva a impersonale strumento di registrazione della realtà. Il pittore espressionista rifiuta il concetto di una pittura tesa al piacere del senso della vista. Essa, affermavano, è solo un mezzo per giungere all’interno della realtà, dove la visione interagisce con la nostra sensibilità psicologica. Ma è lì che trova l’angoscia o la brutta maschera dell’ipocrisia borghese.

Nel 1905 tre studenti di architettura Ernest Ludwig KirchnerErick Heckel e Karl Schmidt Rottluff affiancati successivamente da Emil Nolte fondarono il gruppo “Die Brücke” (Il ponte) con l’obiettivo di creare un ‘ponte’ tra la tradizionale pittura neoromantica tedesca e la nuova pittura espressionista moderna.

Ernest Ludwig Kirchner (1880 -1938)

Erick Heckel (1883 – 1970)

 

Karl Schmidt Rottluff (1884 – 1976)

Ma c’è un altra avanguardia artistica che va segnalata, che affonda le sue radici nel dadaismo, da cui però presto si differenziò puntando più che sul senso della dissacrazione del presente su altri temi come il sogno, l’irrealtà, l’irrazionalità, l’amour fou: il Surrealismo, una corrente d’arte alla scoperta dell’inconscio.

Nel manifesto surrealista del 1924 André Breton definisce il Surrealismo un “automatismo psichico puro con il quale ci si propone di esprimere, sia verbalmente che in ogni altro modo, il funzionamento reale del pensiero, in assenza di qualsiasi controllo esercitato dalla ragione, al di fuori di ogni preoccupazione estetica o morale”.

Il riferimento alle libere associazioni e all’interpretazione dei sogni di Freud non potrebbe essere più esplicito.

Max Ernst (1891 -1976)

Salvador Dalì (1904 – 1989)

Renè Magritte (1898 – 1967)

Jean Mirò (1893 – 1983)

Alberto Savinio (Alberto De Chirico 1881 -1951)

ne furono gli interpreti più sensibili insieme a Paul Delvaux, Mac Zimmermann e tanti altri.

Infine due artisti contemporanei:

Francis Bacon (1909 – 1992).

In una recente mostra a Roma è stato affiancato addirittura al Caravaggio con questi termini:

Due personalità estreme, entrate nell’immaginario collettivo come artisti “maledetti”, che hanno espresso nella pittura il tormento dell’esistenza con pari intensità e genialità inventiva.

Lucien Freud (1922 -)

È considerato  tra più grandi  autori moderni. Consacrato in una straordinaria recente mostra al Beaubourg di Parigi, Freud è il pittore vivente più pagato al mondo. È nipote di Sigmund Freud.